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I Contenuti
1999
Oltre
la sola assistenza
Fare per
progetti
Obiettivi
condivisi e dichiarati
I miti e
i riti del lavoro
I Contenuti 1999
Il concetto chiave intorno al quale abbiamo sviluppato il lavoro per
Civitas 1999 è stato: dignità. Come strumento di comunicazione abbiamo
usato "brevi discorsi seri" e "testi paradossali" che insieme, da due
punti di vista differenti (uno della razionalità e della logica, l'altro
del sentimento e dell'emozione), hanno illustrato la nostra interpretazione
operativa del concetto: dignità. Ancora, come nel 1998, abbiamo proposto
alcuni approfondimenti su altri concetti collegati: progetto condiviso,
lavoro manuale, risalita e impresa. Il tutto per far meglio capire al
visitatore come è possibile realizzare, nel concreto, gli obiettivi prefissati.
Quindi, non si è trattato di inventare qualcosa di nuovo nei contenuti
ma si è trattato di rendere chiare le chiavi di lettura. Compito nostro
non era e non è parlare di tutto ciò che esiste: qui non si tratta di
fare la cronaca della vita nell'Azienda U.L.SS. 8, qui non si tratta di
illustrare il Piano di Zona. Compito nostro è stato ed è ancora, limitarsi
a suggerire percorsi di avvicinamento, slogan e richiami ai concetti portanti
dell'agire proprio del Privato Sociale di quest'area, perché il pubblico
possa intuire che certe cose non capitano per caso, possa intravedere
il segreto, il di più, che rende unica questa realtà.

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OLTRE
LA SOLA ASSISTENZA
Qui di seguito
raccontiamo e rappresentiamo la nostra realtà di enti, associazioni
e imprese che hanno la responsabilità di garantire e offrire servizi
sociali alla collettività; parliamo di noi che, in quanto organizzazioni
ci occupiamo dell'intera comunità per quel che riguarda gli anziani,
il disagio mentale, l'handicap psicofisico, i minori a rischio,
le dipendenze da alcol e droga. Nostro compito è praticare solidarietà
attraverso progetti individuali e collettivi di difesa dei soggetti
deboli e di risalita dei soggetti svantaggiati e disagiati. Il nostro
strumento di riferimento è il Piano di Zona 1998/2000 approvato
dalla Conferenza dei Sindaci dei comuni compresi nel nostro territorio.
Se obiettivo è occuparsi delle persone che hanno bisogno, nostro
primo compito sarà individuarle e poi definire progetti adeguati
alle loro necessità reali. Il sistema di rilevazione dei nuovi bisogni
e dei nuovi disagi che si vanno creando nel territorio è affidato
al gruppo di assistenti sociali che operano alle dipendenze dei
comuni compresi nella nostra area. L'elaborazione dei progetti individuali
e collettivi è affidata all'insieme delle forze in gioco: l'Azienda
U.L.S.S. 8 con i Servizi Sociali competenti e i Servizi Sanitari
di volta in volta coinvolti, i Comuni con gli Assessorati ai Servizi
Sociali, le Case di Riposo, le Cooperative Sociali, le Associazioni
di Volontariato. In sala di regia operano il direttore generale
dell'Azienda U.L.S.S. 8 con la conferenza dei sindaci che delegano
al direttore dei servizi sociali la responsabilità politica, tecnica
e amministrativa del tutto; mentre la funzione realizzativa di tutto
ciò che si presenta come innovativo viene di solito affidata alle
Cooperative Sociali. Il rendersi propositivi è compito di tutti
ed è strettamente collegato alla sensibilità di ciascuna forza in
gioco ed alla sua capacità di cogliere gli stimoli e le possibilità
che si presentano. Il condividere la missione comune e di volta
in volta dichiarata, il disporre di una buona regia, l'avere una
grande sensibilità e una forte capacità realizzativa sono la base,
individuata come necessaria, per arrivare a spendere bene il denaro
pubblico destinato alla tutela del cittadino debole, svantaggiato
e disagiato.
IL
VALORE DELLA COMPLESSITÀ
Se chi fa opinione
e chi governa una comunità è limitato e non riesce a prendere in
considerazione che poche variabili, tutto ciò che si presenta come
caso particolare, diversità e situazione unica viene vissuto come
una zavorra, viene raccontata come fosse un freno allo sviluppo.
Viceversa, si creano le premesse per uno sviluppo crescente della
comunità se chi fa opinione e chi la governa sa prendere in considerazione
più variabili contemporaneamente e riesce a farne sintesi, senza
fare confusione. Considerare più variabili, non trascurare casi
particolari e situazioni uniche, ritenere degno di attenzione progettuale
anche chi vive ai margini, vedere la propria comunità nel suo insieme
e aprirla al nuovo che si presenta significa farla più consapevole,
più attrezzata ad affrontare gli imprevisti, più ricca di futuro.
Il futuro, infatti, non è un presente che si ripete all'infinito;
il futuro è cambiamento e diversità; saper convivere col diverso
è premessa indispensabile per andare incontro al futuro senza paure.
Una comunità che mette in condizione di operare in modo positivo
chi si occupa di deboli, disagiati e svantaggiati è una comunità
che investe con intelligenza e umiltà sul proprio futuro; noi riteniamo
di appartenere ad una di queste comunità.
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MIO
CARO SAPESSE
Ma
che lingua parlano?
Sono diversi?
Molti e differenti
e di un altro paese,
di là del fiume.
Certo i confini
non li rispetta più nessuno.
Però sono qui, a casa nostra:
almeno farsi capire!
Paura?
Io non ho paura,
solo che immagino un mondo
più semplice,
come una volta:
i matti legati, nascosti;
i vecchi lasciati morire
di fame, di freddo;
e quelli difettati messi in un fosso,
in un buco, in un pozzo,
bastava che non si facessero vedere.
Le nostre belle piazze,
i costumi, le signore, la musica:
non c'era proprio posto per loro!
Io non ho paura,
solo che immagino un mondo
più semplice,
come una volta;
la gente d'oggi, tutta,
non solo chi ci governa,
si fa prendere la mano,
o forse è l'ambizione:
vuole preoccuparsi di tutti,
cani e porci,
non c'è più religione.
Sono
troppi
i pensieri che abbiamo,
non possiamo guardare
anche loro.
Non c'è un paese
che li possa prendere?
Uno di quei paesi poveri,
governati da amici:
gli passiamo qualcosa
e il nostro futuro, mio caro,
si tinge di rosa.
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FARE
PER PROGETTI
Quando
è entrato nella mente di tutti noi che occorre "fare per progetti"
si è realizzato il grande passo in avanti, il grande cambiamento.
Infatti si supera davvero il concetto di pura assistenza solo quando
ci si occupa di servizi sociali elaborando di volta in volta dei
progetti individuali e collettivi nei quali si dichiarano le ipotesi
di lavoro, gli obiettivi condivisi, i tempi, le condizioni necessarie,
le forze che si mettono in campo ecc.. Per chi è abituato a ragionare
per progetti non è cosa nuova "dichiararsi e compromettersi", infatti
non esiste progetto senza ipotesi, obiettivi, tempi e concetti condivisi;
ma la grande novità sta nel vedere applicato questo modo di operare
nel mondo dei servizi sociali. Non è un segreto che il sistema "socio
sanitario", a volte, navighi ancora a vista e viva solo per rispondere
di giorno in giorno alle domande che diventano emergenze; certo
"fare per progetti" è uno slogan ormai condiviso da tutti gli addetti
ai lavori ma condividere non vuole ancora dire praticare: è questione
di tempo ma è anche questione di cultura che verrà.
FARE
I CONTI È ANCHE RENDERSI CONTO
Il
nostro lavorare per progetti ci permette, tra l'altro, anche di
fare i conti, prima e dopo, di scegliere, di mettere in concorrenza,
di vedere insieme costi e benefici, di individuare percorsi e condizioni
per arrivare a spendere meglio: per noi questo è orientare ricchezza
con più consapevolezza. Prossimo obiettivo sarà trovare un sistema
condiviso di rilevazione e di misura che ci permetta di quantificare
non solo i benefici che ha la singola persona ma anche i benefici
indiretti che vanno a vantaggio dell'intera collettività.
VISIONE
D'INSIEME
Questo
serve perché noi spendiamo risorse della collettività ed è quindi
nostro dovere rendere comprensibile a chiunque dove indirizziamo
la ricchezza che ci viene affidata e quali sono i ritorni che generiamo
sia in termini di benefici materiali che in termini di esperienze
umane. Volendo fare un paragone, quando si parla di sicurezza sul
lavoro è relativamente facile comprendere i benefici di un buon
intervento perché a tutti risulta chiaro il sistema di misura (la
conta degli incidenti) e l'obiettivo del servizio di sicurezza (salvaguardare
l'incolumità fisica delle persone); viceversa, quando si parla di
servizi sociali i contorni appaiono meno definiti e i conti si fanno
più complicati.
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LA
FABBRICA DELLA SALUTE
C'era
una volta un venditore di sogni:
confezionati in barattoli di latta,
nessuno li poteva vedere,
neanche guardando dall'alto.
"Quanto
sarebbe più giusto
far vedere la salute che vendo"
"Barattolo
di vetro con capsula sicura
e il sogno non evapora,
barattolo di vetro trasparente come l'acqua:
un boccettino raro, di forma stravagante
e sempre più costoso."
La
gente è in soggezione,
qualcuno osa ancora, il prezzo è troppo alto
ma l'importante c'è: è un simbolo un po' vago
di un dato ormai prezioso.
Al
nostro venditore gli affari van calando.
I sogni che si vedono chiari e sotto vetro
sono sempre i più difficili da conservare interi.
"Vogliamo
la salute tenuta sotto vuoto,
in scatola ben chiusa, che non si veda dentro;
vogliamo per poter dire d'avere almeno un sogno,
lucido, brillante, dal segno affascinante;
e il nome del barattolo starà sulle magliette
sui muri e le riviste, sui campi da pallone."
La
gente chiede solo lattine sigillate,
per fare bella mostra:
"La salute è la salute e va tenuta in vista,
in bella confezione, magari verniciata,
comunque sempre lucida e spesso spolverata;
e guai se c'è chi pensa si possa curiosare,
si possa guardar dentro, come ci fosse l'anima."
"Vogliamo
i sogni in scatola e non si vada oltre!"
Il nostro venditore si arrende all'evidenza:
far credere che dentro ci stia davvero il sole
è troppo anche per lui
ma i sogni non si vendono se sono trasparenti.
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OBIETTIVI
CONDIVISI E DICHIARATI
Per
quel che riguarda le persone che sono troppo deboli per farcela
da sole, il nostro primo obiettivo è dar loro la possibilità di
vivere in modo decoroso. Invece, per quel che riguarda le persone
svantaggiate e disagiate, nostro obiettivo è offrire la possibilità
di riconoscersi in un progetto di risalita che permetta loro di
riconquistare il diritto di cittadinanza. Ci sono soggetti che vengono
affidati o che si affidano totalmente a noi perché sono troppo deboli
per fare o immaginare un qualsiasi percorso di risalita, a loro
dobbiamo garantire solo protezione; si tratta di anziani non autosufficienti,
di handicappati gravi, di persone adulte con gravi patologie psichiatriche.
A loro dobbiamo solidarietà umana e materiale, dobbiamo assistenza
e a qualcuno anche carità; a loro non c'è nulla da chiedere, occorre
solo garantire decoro e, là dove è possibile, benessere. Per i "tanto
deboli" il concetto/obiettivo è ben comprensibile, salvo il mettersi
d'accordo su chi sono i "tanto deboli", mentre non è altrettanto
immediato il concetto/obiettivo riferito alle persone svantaggiate
e disagiate: cos'è un progetto di risalita, perché si assegna la
funzione di spartiacque proprio al diritto di cittadinanza?
CONQUISTARE
IL DIRITTO/DOVERE DI CITTADINANZA
La
carità e l'assistenza sono degne di riguardo e di attenzione ma,
semplicemente, sono un modo di essere che non va utilizzato quando
di fronte si hanno persone che possono intraprendere un percorso
di risalita. Occorre inventare qualcosa quando si hanno di fronte
persone che "meritano la sfida" di conquistare il loro diritto di
cittadinanza, quando possono prendersi o riprendersi qualcuna delle
responsabilità e dei doveri che comporta l'essere cittadino di un
qualche Paese. La Repubblica è fondata sul lavoro di tutti, anche
sul lavoro di quelli che potrebbero farne a meno perché garantiti
dalla loro condizione di diversi; per questo noi dobbiamo creare
possibilità di occupazione reale per le persone tenute al margine
della società per ragioni fisiche o psichiche che, vista la loro
condizione, non sono in grado da sole di trovare un lavoro o di
inventarsi un'impresa. Solo di fronte ad una possibilità reale e
concreta queste persone potranno decidere liberamente se vivere,
per quanto possibile, del loro lavoro, esercitando in pieno il diritto
garantito dalla costituzione, o non esercitarlo perché comunque
soddisfatti da forme pubbliche di assistenza (pensione sociale,
di accompagnamento, di invalidità) o da rendite personali che li
mettono in condizione di non avere motivo di occuparsi di questioni
legate al lavoro. Riteniamo che sia un dovere della comunità garantire
alle persone svantaggiate e disagiate il diritto di partecipare
alla sfida del farsi cittadini a pieno titolo e intravediamo nel
lavoro la strada da seguire per vincere questa sfida; per noi la
possibilità di lavorare, di produrre almeno una parte del proprio
reddito, fa la differenza tra chi si rende cittadino e chi si arrende
al vivere nel riparo garantito dalle molte pieghe della società.
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DA
BERE NON SI NEGA A NESSUNO
Gira la giostra e non può fermarsi.
Io ho bisogno di salire su quella giostra,
perché solo lì c'è la vita.
Non posso fare da solo, a piedi,
tutti i giri che mi competono:
rincorrerla per una vita
è impossibile e non è giusto.
Insegnami a salire, ti prego
non ti chiedo di fermarla:
insegnami a salire in corsa.
Ho bisogno della giostra,
perché lei mi porta
e così io non debbo fare tutto da solo.
E c'è pure dell'altro:
fosse solo il problema del fare
forse riuscirei a cavarmela,
magari correndo da morire.
Il fatto è che qui occorre
ragionare sul fare
e questo da solo è impossibile:
non si va avanti
Insegnami a salire, ti prego
non ti chiedo di fermarla:
insegnami a salire in corsa.
È
pericolosa la giostra,
è proprio pericolosa,
per te è meglio stare giù.
Ma ti rendi conto?
Questo è un posto per grandi
e solo i duri sanno come stare a bordo!
No bambini, no matti, no difettati.
Tu corri da solo,
che io ti porto l'acqua.
Già
l'acqua!
Continuano a darmi da bere
mentre io voglio, io devo salire.
Continuano a darmi da bere, perché
dicono che quando si corre bisogna bere
e intanto mi allontanano dalla giostra.
Io non sono qui per correre,
io sto solo provando a salire
sulla giostra che non si può fermare.
Per te è stato semplice fare un balzo e salire,
io non posso e per questo mi serve una mano:
a me manca qualcosa
ma smettila, ti prego, di offrirmi da bere!
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I
MITI E I RITI DEL LAVORO
Nel
nostro modo di intendere la vita il lavoro non è solo occasione
di alienazione, frustrazione e sfruttamento, per noi esprime un
modo di essere, di stare e di pensare. Insomma, diamo al lavoro
molti più significati di quelli raccontati ed elencati da chi lo
vede come "disgrazia" da evitare appena si può; per noi è un diritto/dovere
di tutti e a nessuno va negata la possibilità di vivere in prima
persona la sfida che porta con sé. Siamo talmente convinti dei suoi
significati positivi che nel "progetto base di risalita" messo a
punto per i soggetti svantaggiati e disagiati, proponiamo un percorso,
prima di arrivare al lavoro vero e proprio, che passa attraverso
l'educare ai riti del lavoro (la presenza sistematica e continuativa,
l'accendere e lo spegnere la propria macchina, il tenere in ordine
i propri attrezzi), passa attraverso l'educare alle pre-condizioni
necessarie (la pulizia personale minima indispensabile, l'attenzione
alla sicurezza, quindi il non farsi male inteso anche come segno
del volersi bene), passa attraverso il condividere le pause e le
occasioni di convivialità che il lavoro porta con sé (la pendolarità,
il gioco del calcio, i commenti su ciò che accade) e accompagna
attraverso i miti del lavoro (lui ci riesce ; io, per ora ci provo!).
UN
GRANDE CAMBIAMENTO
Nel
momento in cui abbiamo assegnato al lavoro manuale, ai suoi riti
e ai suoi miti, la funzione di spina dorsale dei nostri progetti
di risalita, agli addetti all'assistenza e agli educatori professionali
abbiamo dovuto chiedere un grande cambiamento. Per loro è stato
necessario liberarsi dai pregiudizi tipici di chi si è formato come
intellettuale e, in quanto tale, di chi assegnava alla fatica fisica
il significato di un fastidio da evitare. Per loro, poi, è stato
necessario liberarsi dalle soggezioni proprie di chi si ritrova
in un centro di lavoro e scopre che neppure sapeva dell'esistenza
delle fabbriche; ma non basta ancora, infatti gli operatori hanno
dovuto fare un altro cambiamento, farsi imprenditori e accettare
così la sfida che comporta: imparare a ragionare sul futuro mentre
si misurano i costi e i ricavi del presente.
L'OPERA
CONTINUA
La
sfida del farsi imprenditori non è solo per gli operatori ma è anche
rivolta agli utenti. Noi crediamo nel lavoro come diritto/opportunità
da garantire ai disagiati e agli svantaggiati, perché riteniamo
che il lavoro sia una strada per uscire dalla condizione di assistiti
e perché sappiamo che il lavoro è la sola via possibile per non
sentirsi più dei "debiti" in carico alla società; ma vogliamo andar
oltre. Alle persone che ci vengono affidate, vogliamo offrire la
possibilità di farsi imprenditori insieme a noi, perché si possono
avere talenti, creatività e vocazione imprenditoriale a prescindere
dalla forma fisica o da momenti di disagio mentale. Non c'è niente
di concreto che possa impedirglielo, se non giganteschi pregiudizi,
se non pesanti soggezioni. A noi il compito di difenderli dai pregiudizi
e di aiutarli a superare le loro soggezioni. A noi il compito di
raccogliere l'entusiasmo di tutti loro e farne progetti d'impresa.
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CAMBIO
Cravatta,
camicia stirata,
mani sempre pulite:
ragazzo, sarà questo il tuo lavoro.
Vorrei
occuparmi
delle persone in difficoltà.
Non
c'è problema:
ti mettiamo lì e li guardi.
Vorrei
occuparmi
delle persone in difficoltà.
Non
c'è problema:
ci sono mille carte da fare.
Cravatta,
camicia stirata,
mani sempre pulite:
ragazzo, è questo il tuo lavoro.
Poi
d'improvviso:
progetti, obiettivi,
doveri e diritti,
la Costituzione,
la Repubblica fondata sul lavoro,
il centro occupazionale,
la fabbrica,
il lavoro manuale,
l'autonomia economica,
il farsi cittadino.
Ragazzi,
non scherziamo,
questo è troppo
ma da dove arrivano certe idee?
Ragazzi, non scherziamo
...e tu trovati qualcos'altro da fare
perché io non posso più garantirti
quella cravatta, quella camicia stirata,
quelle mani sempre pulite
che ti avevo promesso.
Sapete
cosa vi dico?
Penso proprio
d'aver trovato il mio lavoro.
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